Le riviste

Paolo Bellavista aprì il polo food della sua casa editrice con la rivista storica “Il Gelatiere Italiano”, nata nel 1964 e rilevata nel 1983 dal suo fondatore, Giulio Gorlini, con cui collaborò per numerosi anni.
Nel 1985 ideò “Il Pasticciere Italiano”, dedicato ai pasticceri artigiani e, nell'89, “Il Panificatore Italiano”, rivista che si posizionò immediatamente come leader del settore della panificazione artigianale, proponendo agli artigiani un nuovo modo di concepire e presentare un prodotto carico di valori e tradizioni come il pane. La gamma di prodotti si ampliò man mano, comprendendo i tabloid fieristici distribuiti anche quotidianamente, di cui l’immediatezza e la varietà delle informazioni furono i punti di forza, e le guide-prodotto. Di queste,“Hi-Tech From Italy”, entrò a far parte della casa editrice agli inizi del Duemila e venne distribuita esclusivamente nel circuito fieristico internazionale.

Sempre nel 2001, dopo avere lungamente analizzato il non facile mercato editoriale legato al food ed alla ristorazione di lusso italiana e europea, Paolo Bellavista creò la sua ultima fatica per i professionisti della haute cuisine, la rivista “La Grande Cucina & Wine”, incentrata sugli chef di alto livello, anticipando così di diversi anni l’attenzione e la “moda” verso la cucina creativa.

Abilità artigianale, qualità e immagine del prodotto finito, creato dai più abili maestri, ma anche tecnologia, ricerca, macchinari all’avanguardia legati alla lavorazione degli ingredienti rappresentarono il focus tematico delle sue riviste di food per oltre un ventennio, offrendo ai lettori, rigorosamente professionisti, una straordinaria sintesi tra informazione e lettura che doveva colpire gli occhi e i sensi. Le sue riviste diedero la possibilità ai creatori di prodotti artigianali di emergere dal loro laboratorio per esplorare nuovi percorsi di crescita professionale, cambiare mentalità e sviluppare il know-how attraverso la formazione, la condivisione, la comunicazione declinata non solo con la rigorosità dei contenuti tecnici ma anche con la forza di un’estetica editoriale innovativa.