Gli “artisti novatori” (tratto da “Concetti di arte fotografica” di M. Bellavista)

Nella visione dell’arte fotografica, Mario Bellavista ritiene importante che questa rispecchi, attraverso la commozione degli artisti, le sensazioni dell’Umanità e che segua ogni cambiamento per trovarsi all’unisono con i tempi. Le forme d’Arte, secondo la sua riflessione, si logorano e perdono la primitiva virtù di espressione e devono essere sostituite da altre, frutto di una più sincera riflessione. Il rischio di ancorarsi a espressioni artistiche superate è, particolarmente per l’arte fotografica, il convenzionalismo che è il contrario dell’Arte, figlia della verità e della spontaneità: meglio peccare di originalità, essere criticati o incompresi per le forme ardite e innovatrici che considerarsi un artista arrivato. I fotografi moderni si trovano secondo lui davanti a due scelte: fotografare soggetti nuovi, rappresentativi della civiltà del momento oppure soggetti tradizionali, ritraendoli in modo nuovo, attraverso una rinnovata sensibilità. “Gli artisti fotografi” scrive “non potranno portare nessun contributo all’eterno ciclo della storia artistica della vita se non saranno in grado di marcare il nostro tempo con opere ad esso profondamente aderenti”. Per fare questo Bellavista pensa che sia necessario essere moderni innanzitutto nei pensieri e nella cultura. Proprio la fedeltà di espressione Bellavista richiedeva all’arte fotografica del suo tempo e auspicava un’arte nuova capace di riprodurre un’epoca ancora più nuova e incitava a mettere nell’arte fotografica lo splendore di un clima eroico. “Il momento che oggi viviamo va polverizzando il vecchio mondo… Soltanto da e con questa nuova Arte potremo ritrarre con verità glorificante la bellezza della nuova vita” sosteneva.